Ultimissime

domenica 15 giugno 2014

Manuele Morelli scrive un articolo su Gabriele Giulini sul Mattino della domenica

Nell'edizione odierna del Mattino della domenica, Manuele Morelli, ex presidente granata, esprime chiaramente e pubblicamente le proprie impressioni su Gabriele Giulini.
Questo l'articolo completo che riportiamo integralmente.



Charlot non mi è mai piaciuto

Charlot era “comico, maldestro ma di buon cuore, che si sforzava di compor­tarsi con le buone maniere e la dignità di un gentiluomo, che usava la sua astuzia per ot­tenere ciò che gli serviva per sopravvivere e per sfuggire alle figure di autorità che non tolleravano le sue buffonate” (Wikipedia). Al carnevale d'Arbedo di un paio d’anni fa un Charlot stava in disparte un pochino triste, accennava qualche battuta, qualche sorriso a denti stretti; probabilmente lui già sapeva. La favola datata 1904 tremava da mesi per in­coscienza, imperizia, per scelte sbagliate e per un ego smisurato. Ma si sa il sangue at­tira gli squali e da lì il rischio di morire si fa maledettamente concreto. Ci è voluto molto tempo, troppo, affinchè tutti capissero quel buffo Charlot: all'inizio ai più appariva come un divino benefattore, come la manna caduta dal cielo, seppur la terra delle sue conquiste fu acquisita con astuzia al limite dell’in­ganno. Lui si chiamava da parte, diceva che il timone ben volentieri ad altri avrebbe la­sciato. Nella sala dei bottoni voleva rimanes­sero coloro che la nave granata con audacia e maestria fin li avevano condotto, ripetendo come un mantra che nulla sarebbe cambiato. Già ripetendolo con ostinazione, sintomo che al contrario le decisioni importanti Charlot le aveva già prese: una su tutte il mancato rin­novo contrattuale all'omone di Sarajevo con gli occhi di ghiaccio (alias Petkovic). La frat­tura fu

netta ed immediata con i pochissimi che sin dall'inizio capirono che un Charlot non può essere un valido conducator. Il calcio in Super League costa però molto, via quindi subito i 4 o 5 migliori giocatori così da fare il budget per la nuova stagione senza sforzi grazie anche ai contributi Uefa. Ma Charlot vuole di più, sogna troppo in grande, sogna l'Allianz Arena all'imbocco della Riviera. Ora è chiaro a molti che lui, il finto democratico, il finto timido, il visionario, gongola innanzi a taccuini e micro­foni. In Svizzera ciò lo raggiungi con relativi pochi spiccioli per rapporto ai numeri del cal­cio che conta veramente. Durerà la festa? La danza dei tecnici, dei dirigenti e dei giocatori ha inizio e lascia presagire oscuri destini. Eu­foria e sconforto si alternano, il campo sorride poco e spesso genera occhi lucidi, rabbia e tri­stezza. Qualcuno in più inizia a capire, a in­tuire finalmente. Il pozzo apparentemente senza fondo inizia a prosciugarsi. I campanelli d'allarme prendono voce, il teatro non può certo mascherare ogni cosa. La Challenge Lea­gue dapprima, la Prima Lega poi. I pasticci bu­rocratici, le clamorose bugie, le banche chiuse in agosto, gli assegni che non arrivano mai, i debiti, un turbinio negativo che monta inarre­stabile. Serve ora il grano, quello vero. Un paio di vie d'uscita gli vengono servite su piatti d’argento ma Charlot dice no, troppa l'onta da sopportare. L’eroe va avanti, ora Gabriele è a tratti mulo e a tratti prestigiatore di scarso ta­lento, poi la bomba devastante: non ci siamo più. I tempi lunghi dei tribunali non aiutano. Il prode Charlot si aggrappa alle ultime farneti­cazioni, alcuni disperati ci credono ancora ma il pifferaio magico ha il sopravvento, tutti giù nel tombino. Una città, anzi una regione intera, con le lacrime agli occhi. Game over. Si rac­colgono i cocci ma la lezione è memorabile, da lasciarci l'anima, un pezzo di vita, i sogni di grandi e piccini. Si prova a ripartire con pas­sione, sommo coraggio e facendo leva sulla passione collettiva. Addio indimenticabile Conte Charlot non ci mancherai, ci hai di­strutto i sogni che ci accompagnavano sin da bambini e quei sogni non hanno prezzo.

MANUELE MORELLI

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