HCAP: il discorso del Presidente Lombardi

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lunedì 5 agosto 2013

HCAP: il discorso del Presidente Lombardi




www.hcap.ch

Un’analisi e cinque conclusioni

Amici sportivi, questo è il mio quinto discorso da presidente per la presentazione della nuova stagione. Sarà diverso dagli altri, e potrebbe anche essere l’ultimo.
Vi prego dunque di seguirmi con un po’ di attenzione: per un attimo abbiamo bisogno più di riflessione che non di applausi, fischi, cori e tamburi.

Nelle società normali il presidente ha tre compiti principali:

Presiedere gli organi e assicurarne la dinamica interna;

Scegliere e se del caso sostituire i principali collaboratori;

Impostare le strategie per il medio e lungo termine.

L’Ambrì NON è però una società “normale”, per cui a questi tre compiti si aggiungono almeno tre sfide straordinarie:


Cercare costantemente, continuamente, insistentemente i soldi per la sopravvivenza di un club che vive fuori dalle leggi di mercato, perché il mercato non può capire una realtà unica come l’Ambrì, fatta principalmente di valori immateriali;

Tenere sempre alto il morale delle truppe, specie nelle fasi di depressione per i risultati sportivi altalenanti;

Gestire le crisi che si abbattono sulla società e comunicare positivamente all’esterno malgrado le difficoltà interne.

In questi tre ultimi compiti speciali ho investito molte energie in questi quattro anni, forse troppe per i miei mezzi. Apparentemente troppe anche per molti nostri sostenitori, che ormai reagiscono con fastidio crescente tanto alle richieste di sostegno, quanto agli incoraggiamenti, quanto alla nostra comunicazione di crisi. Lo si è visto nei commenti all’ultima crisi di liquidità, apertasi al termine della scorsa stagione.
A noi non pareva strano informare che come ogni anno i conti chiudevano in rosso, che l’accumulo di questi risultati negativi aveva portato ad un pesante indebitamento, che l’impegno preso da tutti noi nel 2011 per rilanciare e rifinanziare l’HCAP era stato onorato solo a metà, per cui urgeva in pochi mesi trovare un paio di milioni, e che comunque il CdA assumeva le proprie responsabilità e avrebbe cercato anche stavolta di condurre la nave fuori dalla tempesta.
Chiaramente ci sbagliavamo. I commenti anche pesanti di molti – dai blogger a diversi giornalisti, da parecchi tifosi a qualche politico – ci hanno dimostrato che l’epoca della comprensione e della solidarietà automatica per l’Ambrì è finita. Lo dimostra anche la logorante lentezza con cui procede la vendita popolare di azioni nell’attuale aumento di capitale, cui mancano ancora quasi trecentomila franchi a dieci giorni dalla chiusura.

Non ne facciamo un rimprovero a nessuno, deve essere ben chiaro. Ciascuno ha il pieno diritto di dire liberamente quello che vuole, quindi anche di criticare la società, il suo CdA, il suo presidente, ciascuno ha il diritto di pensare che si possa fare meglio in un altro modo. Ma soprattutto ciascuno ha il diritto di fare o non fare, di dare o non dare quello che vuole. E una certa aria di crisi che si sente nel paese non aiuta alla generosità verso un club sportivo, quando molti cittadini hanno altre priorità da risolvere. Nessun rimprovero a nessuno, dunque, ma mi tocca farvi parte di cinque conclusioni a cui siamo giunti analizzando questa situazione.

* * *

La prima conclusione è mia personale: forse questa presidenza deve ormai avviarsi al termine. Alcuni l’hanno detto chiaro, molti altri forse lo pensano: Lombardi ha rotto, è ora che se ne vada. Ha rotto chiedendo soldi, ha rotto non portando i risultati sportivi che vorremmo, ha rotto anche con i suoi discorsi entusiastici… È una domanda che molto seriamente devo pormi, in vista dell’assemblea dei soci del prossimo 12 settembre: se non sono più in grado di motivare il famoso “popolo biancoblu”, se non sono più in grado di trovare i mezzi necessari a mantenere il club in LNA, è forse giunta l’ora di passare la mano a chi può fare meglio, per il bene dell’Ambrì che rimane in ogni caso la priorità assoluta. Sarò grato in queste settimane a chi vorrà farmi parte della sua opinione e di proposte alternative che giustamente andranno discusse in assemblea.

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La seconda conclusione riguarda la gestione a corto termine della società.
La situazione ci ha imposto alcuni cambiamenti di organigramma e soprattutto un budget di austerità per la prossima stagione, un budget che ci deve permettere se non di raggiungere ancora il pareggio, almeno di contenere le perdite in proporzioni ragionevoli. Forniremo i dettagli all’assemblea e saremo pronti a discuterne, ma pensiamo che questa sia la via più responsabile da seguire, anche se presenta qualche rischio. Iniziamo infatti la nuova stagione con molta fiducia in una squadra ben motivata e preparata, ma sappiamo che la coperta è corta. Mi auguro che lo capiscano tutti, se succedesse qualcosa.

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La terza conclusione riguarda l’atteggiamento che dobbiamo avere tutti noi.
L’Ambrì ha inoltrato tempestivamente tutta la documentazione necessaria per ottenere la licenza di gioco 2013-14. I presupposti per ottenerla ci sono tutti, e di sicuro l’avremmo avuta secondo le norme in vigore sin qui. La Lega nazionale ha però inasprito quest’anno i propri criteri e non sappiamo esattamente come valuterà le nostre cifre. La risposta ufficiale arriverà solo l’8 agosto. Per fortuna il pubblico ha comunque reagito bene ed non ha abbandonato l’Ambrì tanto che a tutt’oggi siamo già parecchio in avanti nella vendita delle tessere rispetto alle scorse stagioni. Grazie. Questa positività ci deve però accompagnare tutta la stagione. È compito di ciascuno di noi, dalla curva alle tribune, sostenere con una presenza massiccia da settembre ad aprile senza interruzioni la nostra squadra. Ed è anche compito nostro fare tutto il necessario per evitare le multe e le sanzioni che ci hanno colpito in passato. Dal lancio di oggetti in pista, all’accensione di petardi e fumogeni, agli scontri fisici con gli avversari o la sicurezza, dobbiamo imparare a gestire il nostro sostegno all’Ambrì senza danneggiarlo. Abbiamo pagato un prezzo molto alto le scorse due stagioni per queste intemperanze, non solo in termini finanziari ma anche di simpatie. Non possiamo più permettercelo! Amici sportivi: se vogliamo rilanciare l’Ambrì la terza conclusione è che dobbiamo avere tutti quanti, staff e collaboratori, azionisti e sostenitori, tifosi di tribuna e curvaioli, la stesso impegno, lo stesso entusiasmo e la stessa disciplina che chiediamo ai nostri giocatori sul ghiaccio.

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La quarta conclusione riguarda gli aumenti di capitale.
Vi ho già detto che mancano ancora quasi 300'000.- franchi alla chiusura dell’aumento deciso nel 2011, e abbiamo ancora soli dieci giorni per arrivarci. Il 15 agosto lo dovremo chiudere, e il suo successo fa parte del piano finanziario che abbiamo inoltrato alla Lega. Mi sento dunque di chiedere a tutti un ultimo sforzo, poi vi prometto che non ne chiederò più. Il 12 settembre proporremo ugualmente all’Assemblea degli azionisti un nuovo aumento autorizzato di capitale, perché è necessario per assicurare il futuro. Ma sulla base delle esperienze fatte non lanceremo più alcuna azione di vendita al pubblico. Andremo invece mirati su alcuni potenziale azionisti di rilievo. Non abbiamo ovviamente oggi la certezza di trovarne, ma riteniamo che ormai vada tentata con maggior determinazione questa unica strada percorribile.

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La quinta ed ultima conclusione riguarda la Valascia.
Ancora quest’estate abbiamo fatto qualche lavoro per renderla un pochino più confortevole e per generare nuove fonti di reddito. Abbiamo però raggiunto i limiti delle possibilità di questa gloriosa struttura, che ci impediscono di aumentare di quel paio di milioni l’anno le entrate commerciali, il che permetterebbe al club di pareggiare i conti senza dover chiedere continuamente sostegni straordinari. È dunque imperativa la costruzione della nuova Valascia. Ma non solo: bisogna sapere che la Lega ha posto un termine ultimo e draconiano per l’adempimento delle sue esigenze in materia di infrastrutture. Se non avremo iniziato entro due anni la costruzione delle nuova pista, e se non potremo giocarvi al più tardi nel 2018-19, verremo tecnicamente retrocessi, indipendentemente dai nostri risultati sportivi. E senza una nuova pista non potremo mai più aspirare ad una promozione. Amici biancoblù: il vostro CdA si è attivato ed ha un piano d’azione preciso per la costruzione del nuovo stadio all’altezza dell’attuale Hangar 6, fra aeroporto e autostrada, ed è anche abbastanza avanzato nelle ipotesi di finanziamento. Ma finché non viene modificato il piano regolatore di Quinto, nulla può avanzare. Dobbiamo purtroppo costatare che, da quel famoso dicembre nero del 2010, quando ci venne negato il permesso di ristrutturare la Valascia per motivi di pericolo valangario, due anni e mezzo sono ormai trascorsi senza che questo aspetto venisse risolto. Permettetemi dunque di rivolgere un appello pubblico a Comune e Cantone: ciascuno si assuma le sue responsabilità e prenda davvero in mano la questione nell’ambito delle proprie competenze, affinché nei prossimi mesi si giunga alla modifica pianificatoria indispensabile ed entro l’estate prossima si possa iniziare con la progettazione di dettaglio. Non abbiamo purtroppo più tempo da perdere!

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Termino qui, amici sportivi, riassumendo le cinque conclusioni di cui vi ho parlato:


Prepariamoci bene alla prossima assemblea del 12 settembre e riflettiamo insieme su chi e come meglio possa continuare a portare il peso della responsabilità del nostro glorioso club;

Affrontiamo con coraggio la nuova stagione pur con un budget di austerità;

Entriamo nella stagione con lo spirito giusto: entusiasmo, impegno, presenza e disciplina;

Facciamo un ultimo sforzo entro il 15 agosto per portare a termine l’aumento di capitale deciso nel 2011;

Diamo inizio senza ulteriori ritardi alla pianificazione della nuova Valascia, perché possa accoglierci fra cinque anni esatti.

Amici bianco blu: se sapremo dare le risposte positive a queste sfide, vinceremo ancora una volta la nostra battaglia. E rilanceremo l’Ambrì non solo verso una bellissima stagione 2013-14, ma anche verso molte future stagioni di successo. Se lo vogliamo, ma solo se lo vogliamo il miracolo continuerà. Se lo vogliamo l’Ambrì vivrà e non morirà mai.

Grazie, forza Ambrì!

Filippo Lombardi, Presidente

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